Simboli e archeologia nei viaggi magnifici di Guido Volpi

Ho avuto l’onore di conoscere personalmente Guido Volpi a Bologna. Stavo lavorando alla grafica per il festival “Baum, *spazi *universi *esplorazioni”, e sua era l’illustrazione che accompagnava tutta la comunicazione della rassegna. Un astronauta di spalle a osservare uno scenario urbano che rappresentava la Bolognina, quartiere popolare e multietnico, nel quale si svolgeva il festival. Guido è molto gentile e disponibile e lavora in maniera accurata, seria e metodica. Era il 2018, e da allora, seguii quell’astronauta che mi accompagnò in tutti i viaggi artistici di Guido. Proverò a spiegare cosa mi trasmette il suo lavoro.

La ricerca artistica di Guido Volpi parte da una Natura antica. È un ritorno, sacro, rituale e prezioso, alle origini. Come un archeologo egli scava nella storia, ricerca simboli, tradizioni e manufatti di antiche popolazioni, ma non cataloga, ripulisce dalla polvere e li ridà alla luce, a una seconda nuova vita, in racconti intrecciati col presente, così da creare, con lo stesso, un dialogo.
Tolta la patina di polvere, resta ben visibile il tratto, (i suoi lavori sono principalmente a inchiostro) primordiale, pieno di forza, essenziale.
Un viaggio affascinante che dal disegno e da quella archeologia parte, per poi perdersi in fantasie oniriche, immagini sospese tra sogno e realtà, tra passato e presente.
Nel quadrittico de “La battaglia mai avvenuta”, percepiamo il sogno (lo stravolgimento delle proporzioni), i rimandi al mondo orientale, custoditi da un suo viaggio in Thailandia, documentati dalla presenza di tigri, da un serpente gigante, dall’architettura di uno strano “tuk tuk”… e poi ci sono scimmie, mostri, grifoni strappati alla mitologia classica. Tutti questi elementi si mescolano nella narrazione di una guerra di fantasia, ambientata chissà in quale mondo e in quale epoca e chissà su quale pianeta.
È questa la forza che avverto nelle opere di Volpi: il potere di trasportarmi in un viaggio immaginario, che sposa Oriente e Occidente, raccogliendo souvenir preziosi da portarmi dietro come ricordo del percorso magnifico, primitivo, magico e potente.

*Guido Volpi è nato a Siena nel 1982, si è laureato all’ Accademia Belle Arti di Bologna.
Il suo atelier è a Bologna.
Le tecniche principali sono il disegno, l’installazione, il tatuaggio. Ha pubblicato cinque libri.
Tra le principali collaborazioni: nel 2012 lavora per la domenica di Repubblica ; disegna le locandine del tour 2014 di Vasco Brondi “Le luci della centrale elettrica”; nel 2015 ha lavorato con il critico d’arte John Berger ad un libro su Bologna; nel 2017 in Svizzera, insieme all’artista Liliana Salone ha progettato e costruito un’installazione di 10 metri di lunghezza, 4 di larghezza e 4 in altezza, ARKA project, su cui è stato fatto un libro.

www.guidovolpi.com