I colori della natura nelle sintesi minimali di Hirotsugu Aisu

Mese: Dicembre 2020

Hirotsugu è gentile, timido, discreto, educatissimo. E’ una persona squisita, come i sushi che prepara con maestrìa ma è anche, e soprattutto, un artista sensibile, colto e attento. Hiro ti racconta le cose con entusiasmo e con modestia. Ho avuto il piacere di conoscerlo durante una una vacanza in Sicilia, a casa di amici (Grazie Giuly e Cri!).
Dopo aver apprezzato la sua cucina, mi sono imbattuta nella sua arte e sono rimasta piacevolmente incuriosita e stordita. Una sintesi che riduce la natura a una palette di colori che diviene grafica, opera astratta.  Unisce oriente (bellezza, minimalismo, spiritualità) e occidente (scelta dei soggetti e dei materiali: paesaggi principalmente italiani, carta artigianale amalfitana).
Ve lo faccio conoscere.
Da dove vieni e dove vivi?
Vengo dal Giappone, da Yokohama. Ora vivo ad Aversa, in Campania.
Sono figlio di un orafo artigiano e sono cresciuto nel suo laboratorio. Per me “creare” è naturale come “parlare (o forse di più).
Dopo la morte di mio padre, (avevo 10 anni), mi sono allontanato dall’arte e ho scelto il mestiere di cuoco.
Sono arrivato in Italia per lavorare come sushi-chef 13 anni fa.

Da dove nasce la tua arte…

Vedendo tante opere d’arte di importanza mondiale ho scoperto, in me, la passione per l’arte.
Volevo realizzare un’opera che unisse bellezza e filosofia di Italia e Giappone. Grazie alla mia vita in Italia, ho acquisito pian piano la cultura italiana. Ora direi che sono ibrido, un “italogiapponese” hahaha
E’ tramite le mie opere, che vorrei farvi conoscere, quasi come uno scambio, la bellezza e lo spirito del Giappone.

Che tecnica usi?
Ho iniziato a produrre opere d’arte usando Coding, Glitch, Modellazione 3d, quando studiavo all’accademia di belle arti, al corso di nuove tecnologie di arte. Negli ultimi anni mi sto concentrando anche sulla tecnica degli “origami”. Per i prossimi progetti, invece, sono previste anche scultura e serigrafia.

Cosa vuole fare Hiro da grande e qual è il sogno?
Voglio cambiare questo mondo! così è un po’ esagerato? Vorrei contribuire a cambiare questo mondo pieno di egoismo, consumismo, materialismo.
Vorrei trovare una base, che diventi un luogo di unione e condivisione, per scambiarsi idee, appunto, per migliorare questo mondo tramite l’arte, la musica e il cibo…degli “eco art villages”.
Immagino una casa di pietra antica affianco a una tipica casa di legno giapponese (si può smontare e si può portare qui!), con un orto naturale (viene da un’idea giapponese).

Parlaci delle tue opere

Serie: Colour of…
Noi essere umani moderni siamo attaccati (ossessionati) alla forma (materia) e non guardiamo l’essenziale. La materia non ha colori. I colori che vediamo sono la reazione del nervo cerebrale alle varie frequenze di riflessione di luce solare emanata dalla materia.

Serie: Dimension
Tecnica: Origami, Carta amalfitana
E’ il mio primo progetto pubblicato, realizzato manualmente e usando l’unica carta italiana artigianale. E’ ispirato al “mito della caverna” di Platone.
Se guardiamo tutti la stessa cosa, la pensiamo in modo diverso… che sia bene o male, bella o brutta, ecc… 
E come al solito, viviamo e guardiamo il mondo modo dalla dimensione dal “basso”. 
Se potessimo vivere e guardare da una dimensione “alta”, questo mondo sarebbe migliore.
Noi giapponesi ogni tanto facciamo un mazzo di mille origami di gru per pregare per il bene e la salute degli altri, oppure perchè desideriamo la pace di mondo.
Io prego e desidero un mondo migliore mentre piego questa opera.

 

Grazie Hiro! 


Ti racconto una favola... con l'arte di Elisa Scascitelli

Mese: Dicembre 2020

Mi sono subito innamorata delle opere di Elisa Scascitelli per i  mondi poetici, onirici, surreali, in cui trascinano, immaginati, composti e creati con sensibilità e delicatezza. Un trasporto in una realtà che evapora, lasciando la narrazione a una favola gentile, sussurrata come una ninna nanna. I soggetti sono femminili: donne che abitano, malinconiche, leggiadre come libellule e delicate come fiori, questi racconti. Sogno e natura si fondono in una perfetta simbiosi.

Un’artista completa, che non si serve solo della fotografia, ma anche del disegno, della scultura, della prosa.

Elisa vive in provincia di Roma, immersa nella natura, natura che le fa da musa e da cui parte la sua incantevole ricerca. Le ho posto alcune domande per conoscere meglio il suo lavoro.

Non ama definire la sua arte, perchè come afferma: “Definire è limitare”.
Ricerca, Fantasia, Immaginazione,Trasformazione, sono i concetti base della sua ricerca.
A quale opera sei particolarmente legata?
“Reality” è una delle opere a cui sono più legata, ogni volta che mi soffermo a guardarla ho la conferma di quanto il mondo in verità sia una totale limitazione, ho bisogno di credere che non è tutto qui.
Un/a fotografo/a che ammiri
Ammiro molto le capacità narrative/comunicative/visive di “Laura Makabresku” (nome d’arte). Le sue opere riescono ad oltrepassare barriere inaccessibili e invisibili dell’animo umano, dire toccanti e profonde sarebbe anch’essa una restrizione, è tutto quello che non può essere detto.
La tua fiaba nel cassetto
Posso affermare che le mie fiabe nel cassetto sono segregate in un vecchio scrittoio inglese, abbandonato in un’ala di un antico castello, e serviranno diverse chiavi introvabili per riaprirlo, ben presto le fiabe trasmuteranno in questa realtà.
A quale progetto stai lavorando attualmente?
Da un po’ di tempo a questa parte, ho iniziato un progetto che ho chiamato “Unitum Invisibilia” – il Mondo Invisibile; è una “Fiaba Primordiale” il protagonista deve superare una serie di prove in se stesso, si tratta di un castello interiore nascosto. E’ un progetto complesso, che fa da archetipo a una serie di disegni, prose e fotografie su un processo d’iniziazione.
Dai un consiglio a chi vuole intraprendere un percorso nella fotografia…
Chi vuole intraprendere un percorso fotografico può trovare svariati consigli su internet, attraverso corsi e riviste specializzate, o tramite altri fotografi.
Io non mi sono mai sentita fotografa, e a dir la verità non mi è mai piaciuta la categorizzazione, è solo una questione “formale/sociale/lavorativa” la gente ha bisogno di tassellare ogni maledetta cosa, altrimenti impazzisce – la fotografia è uno dei tanti mezzi per esprimere concetti, e non è il solo che utilizzo, difatti disegno, realizzo sculture, scrivo prose, immagino, creo.
L’unico consiglio che posso dare è:
Sii quello che sei, non quello che gli altri vorrebbero che tu fossi. Non limitare la realtà che è già tanto limitata, fa che la verità sia la tua unica necessità, la tua ricerca, sopra ogni cosa.
Il poeta gallese Dylan Thomas in una sua citazione dice ” Mi ci vogliono dieci paradossi | per ricomporre in me una verità“.

Grazie tante Elisa!

 

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