Ti racconto una favola… con l’arte di Elisa Scascitelli

Mi sono subito innamorata delle opere di Elisa Scascitelli per i  mondi poetici, onirici, surreali, in cui trascinano, immaginati, composti e creati con sensibilità e delicatezza. Un trasporto in una realtà che evapora, lasciando la narrazione a una favola gentile, sussurrata come una ninna nanna. I soggetti sono femminili: donne che abitano, malinconiche, leggiadre come libellule e delicate come fiori, questi racconti. Sogno e natura si fondono in una perfetta simbiosi.

Un’artista completa, che non si serve solo della fotografia, ma anche del disegno, della scultura, della prosa.

Elisa vive in provincia di Roma, immersa nella natura, natura che le fa da musa e da cui parte la sua incantevole ricerca. Le ho posto alcune domande per conoscere meglio il suo lavoro.

Non ama definire la sua arte, perchè come afferma: “Definire è limitare”.
Ricerca, Fantasia, Immaginazione,Trasformazione, sono i concetti base della sua ricerca.
A quale opera sei particolarmente legata?
“Reality” è una delle opere a cui sono più legata, ogni volta che mi soffermo a guardarla ho la conferma di quanto il mondo in verità sia una totale limitazione, ho bisogno di credere che non è tutto qui.
Un/a fotografo/a che ammiri
Ammiro molto le capacità narrative/comunicative/visive di “Laura Makabresku” (nome d’arte). Le sue opere riescono ad oltrepassare barriere inaccessibili e invisibili dell’animo umano, dire toccanti e profonde sarebbe anch’essa una restrizione, è tutto quello che non può essere detto.
La tua fiaba nel cassetto
Posso affermare che le mie fiabe nel cassetto sono segregate in un vecchio scrittoio inglese, abbandonato in un’ala di un antico castello, e serviranno diverse chiavi introvabili per riaprirlo, ben presto le fiabe trasmuteranno in questa realtà.
A quale progetto stai lavorando attualmente?
Da un po’ di tempo a questa parte, ho iniziato un progetto che ho chiamato “Unitum Invisibilia” – il Mondo Invisibile; è una “Fiaba Primordiale” il protagonista deve superare una serie di prove in se stesso, si tratta di un castello interiore nascosto. E’ un progetto complesso, che fa da archetipo a una serie di disegni, prose e fotografie su un processo d’iniziazione.
Dai un consiglio a chi vuole intraprendere un percorso nella fotografia…
Chi vuole intraprendere un percorso fotografico può trovare svariati consigli su internet, attraverso corsi e riviste specializzate, o tramite altri fotografi.
Io non mi sono mai sentita fotografa, e a dir la verità non mi è mai piaciuta la categorizzazione, è solo una questione “formale/sociale/lavorativa” la gente ha bisogno di tassellare ogni maledetta cosa, altrimenti impazzisce – la fotografia è uno dei tanti mezzi per esprimere concetti, e non è il solo che utilizzo, difatti disegno, realizzo sculture, scrivo prose, immagino, creo.
L’unico consiglio che posso dare è:
Sii quello che sei, non quello che gli altri vorrebbero che tu fossi. Non limitare la realtà che è già tanto limitata, fa che la verità sia la tua unica necessità, la tua ricerca, sopra ogni cosa.
Il poeta gallese Dylan Thomas in una sua citazione dice ” Mi ci vogliono dieci paradossi | per ricomporre in me una verità“.

Grazie tante Elisa!

 

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