“Less is more”…to get to the heart! Le architetture e il design di Stefano Liciotti

Stefano Liciotti, classe 1991, è architetto, designer e fotografo. Il suo approccio con queste discipline è minimale, essenziale, non a caso, leitmotiv della sua arte è la citazione di Mies Van Der Rohe: “Less is more”. Togliere dunque per risalire all’essenza, alla vera natura delle cose, alla materia, arrivare al cuore, ritornare all’artigianalità, a un’attenzione intelligente  verso le architetture che ci circondano, siano esse umane o no. E’ importante recuperare questo rapporto profondo, fare un passo indietro, per ‘salvare’ il presente e costruire un futuro migliore.
Il suo progetto “Covid digital memorial” è un’opera testimonianza potente del presente (questi 2020/2021 che ci sfidano con la dura pandemia in corso). Come egli stesso scrive: “Il senso di reclusione, che al tempo stesso è simbolo di resistenza e speranza, si tramuta in una struttura concepita come edificio mistico-sacrale…

Ecco alcune domande che ci aiutano a conoscerlo meglio.

Architetto, designer, fotografo. Quale fra le tue arti ti appassiona ed emoziona di più
Fra le varie arti citate sicuramente quella più mia è quella del designer perchè in esso racchiudono molteplici possibilità di espressione creativa in campi anche molto diversi tra loro.

Il progetto che sogni di realizzare è…
Il progetto che sogno di realizzare è l’apertura di un mio studio creativo dove le varie arti si possano contaminare.

Un pensiero, una riflessione, sull’architettura contemporanea
L’architettura contemporanea oggi è un mondo vastissimo e complesso costituito da star e artigiani, io preferisco i secondi

Il tuo architetto di riferimento
Un architetto di riferimento per me è sicuramente l’Arch. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, sconosciuta ai più.

Cosa vuole fare Stefano Liciotti da grande?
Da grande vorrei poter utilizzare le mie capacità per necessità concrete e grazie ad esse scoprire il mondo e tutte le sue culture.

Che cambiamenti immagini, sogni, auspichi o temi per il tempo che verrà?
Auspico che ci sia un ritorno alla dimensione familiare della vita e artigianale del lavoro nel rispetto dell’ambiente per il futuro di tutti e di quelli che verranno dopo di noi. Temo che sarà difficile realizzare tale auspicio e che verranno periodi anche peggiori di quello attuale.

Il covid digital memorial, un’opera che racconta il presente. Parlacene
L’illustrazione nasce dalla voglia di esternare quel sentimento di reclusione che tutti noi stiamo provando in questo periodo difficile. Il senso di reclusione, che al tempo stesso è simbolo di resistenza e speranza, si tramuta in una struttura concepita come edificio mistico-sacrale inserito in un contesto particolare, una situazione tra reale e virtuale dove le due compagini del mondo contemporaneo si sono ormai date il cambio.
Da Architetto l’approccio è quello progettuale con il quale dare vita ad un luogo non-luogo che potrebbe anche essere materiale ma in realtà è solo digitale.
Come si può notare nell’immagine, la struttura principale in vetro è scandita da un ipotetico infisso di protezione che ricorda le recenti norme sul distanziamento sociale.
Le vetrate stesse riportano all’ormai consueta visione giornaliera del mondo attraverso la propria finestra, dal quale ammiriamo con malinconia qualcosa che ormai percepiamo come distante. La struttura vetrata permette di percepire ma anche di mantenere un filtro quasi protettivo dalla forma umana contenuta all’interno del volume.
Questa struttura centrale pulita e fortemente simmetrica si impone con forza, la sensazione viene rimarcata dallo specchio d’acqua che la cinge in un ipotetico fossato.
Il percorso del visitatore virtuale è unico, l’osservatore può ammirare una figura non definita di un uomo che tende un abbraccio al prossimo ma il tutto è velato dallo schermo del vetro opaco che non permette di definire con precisione la figura perché in questo momento più che mai ogni uomo ha riscoperto di essere, pur nelle diversità di sesso religione ed etnia, uguale all’altro.
La figura umana all’interno dell’oggetto vetrato è indefinita, ha le sembianze di una persona senza che sia identificabile. L’abbraccio stesso è multidirezionale, si riferisce all’uomo come alla natura, al mondo tutto che adesso ci manca più che mai.
L’illustrazione è stata concepita con l’idea che questo momento di difficoltà e dolore verrà superato, con la speranza che però non sarà dimenticato.
Il pensiero è quindi al domani ma si pone come obiettivo la memoria dell’oggi.
Il mondo digitale è divenuto quello reale e viceversa, c’è bisogno di portare la dimensione del ricordo anche nella frenesia del mondo virtuale.
L’immagine, quasi metafisica, cerca di muovere un sentimento reale nello spettatore che la osserva e riflette sulle sensazioni che sta provando in questo momento di reclusione.
L’importanza e la consapevolezza di ricordare la tragedia sono lo scopo finale.
Il dolore e il riconoscimento di quello che è cambiato in noi sono sentimenti importanti per superare qualcosa che ci ha turbato e per questo fine occorre ricordare.
I luoghi della memoria, oggi come ieri, reali o virtuali, sono e saranno sempre importanti, fondamentali.

Grazie Stefano! E che la tua sensibilità e intelligenza contribuiscano a “quel piccolo, grande, cambiamento” che verrà.

 

Stefano Liciotti_ biografia
Stefano Liciotti, nato a Fermo, classe 1991, si laurea in Architettura Magistrale presso l’Università di Camerino, si trasferisce a Bologna dove collabora con diversi studi di Architettura e Design. Come Architetto la sua ricerca personale gravita intorno ai temi del riuso del patrimonio edilizio esistente e dell’architettura sostenibile.Si interessa di arte, grafica e fotografia, discipline che utilizza nelle sue realizzazioni che spaziano dal fotoinserimento ad elaborazioni 3d più complesse.

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