La donna liberata nelle opere di Yseult Digan

Mese: Marzo 2021

Nata a Chateauroux, in Francia, classe 1975, Yseult Digan è stata nominata artista residente al Centre Pompidou all’interno del progetto Situ, presente anche al Grand Palais e alla Fondazione Cartier.

Le opere di YZ  hanno accelerato in me quel processo che dalla visione porta all’emozione*…

*/e·mo·zió·ne/ sostantivo femminile
Stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta dall’organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l’equilibrio;

…e fa precipitare direttamente le cose dalla vista a una corsia di emergenza che le porta dritte al cuore. 

Il valore aggiunto che le rende così auliche, eteree, poetiche ma anche forti, oltre ai soggetti rappresentati, è la tecnica: usa inchiostro indiano dipinto su carta di seta, spesso su una vernice marrone naturale. YZ ricicla anche materiali trovati per strada: metallo, legno, zinco, ardesia, mattoni… Mescolando, con un notevole impatto finale, la street art con la scultura, l’illustrazione con la pittura.

Soggetto predominante delle narrazioni è la donna, una donna liberata dagli stereotipi di un tempo, come possiamo ammirare nel progetto Women from Another Century, che trova ispirazione nelle fotografie anni 20.
Inno al potere femminile Amazone, una serie di poster dedicati ai guerrieri senegalesi addestrati a combattere i francesi nella prima guerra franco-dahomea. Qui l’antico tema delle amazzoni, risulta completamente rinnovato da YZ, che parte dal Senegal per ricercarne le origini e decostruirne gli stereotipi.

YZ Una donna, una artista, una gloriosa guerriera!

Non ci resta che ammirare la sua arte e applaudire con battiti cardiaci.

web site: http://yzart.fr/


May Parlar, congela anche l'aria in poetiche memorie.

Mese: Marzo 2021

MAY PARLAR (classe 1981, Istanbul), laureata in Architettura e Design Sostenibile, è fotografa e video artist. Di base a Berlino, lavora tra New York e Istanbul. Nel 2019 viene selezionata per il premio Aesthetica Art Prize 2019, con la serie di autoritratti dal titolo  “Solitudine collettiva“.

Filo narrante delle sue opere è la memoria, accompagnata dal tempo, dai ricordi, dagli oggetti che ci appartengono, ma anche dalla solitudine e dall’alienazione. Oggetti e soggetti rappresentati quasi come in una pièce teatrale. In questa pièce divengono attori immobili, congelati nel presente per non perdersi e sgretolarsi nelle memorie future. Ricordi come flash-back, rievocati e ricomposti perfetti, messi in ordine. “Opere di memoria” dove l’artista congela anche l’aria, per non disperdere nulla, e dove anche lo spettatore, di riflesso, pare immobilizzarsi in questa pausa. Qui analizza solitudini, alienazioni ed è costretto a correre per riprendersi i propri ricordi, per non perderli.

E’ tutto questo andirivieni nel tempo e nella mente, tra astratto e concreto, tra spazio reale e spazio immaginato, che mi affascina della sua arte. May Parlar mi ha rapita, trasportata nel suo mondo, bloccata davanti alle sue opere. Opere potenti. Riflessione dovuta sulle memorie che vanno conservate ma anche riportate a galla per farle rivivere. Surreali e fortemente poetiche. Un contrasto magnetico che non lascia scampo. Siediti, osserva, rifletti, custodisci il tesoro e portalo con te.

Grazie May Parlar!

https://www.mayparlar.com/
parlar.may@gmail.com