"Il cuore sopra tutto", nella street art di Millo

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Parlare di Millo e della sua arte, mi dona un’emozione fortissima, la stessa emozione che ho provato nello stare ai piedi di un grande palazzo a osservare, a testa in su e a bocca aperta, un suo murale. Immenso, preciso nell’esecuzione, delicato e favolesco nella narrazione, una favola non scontata che spinge alla riflessione, che non si stacca mai dal contesto in cui è inserito, ma anzi, lo racconta tenendolo per mano.
Francesco Camillo Giorgino, noto come Millo, street artist italiano originario di Mesagne (BR), ormai noto a livello internazionale, ha come tratto distintivo la scelta del bianco e nero ravvivato da pochi colori, la precisione del tratto, appunto, spesso su pareti di grandi dimensioni, le “architetture nelle architetture” in cui si muovono e prendono vita i soggetti rappresentati, da cui si evince la sua formazione da architetto, visibile in tutte le sue opere. Come egli stesso afferma, in proposito: “E’ innegabile che la mia formazione da architetto abbia trovato spazio nelle mie composizioni.
L’habitat in cui i miei personaggi si muovono vuole essere una critica a come le città contemporanee si sono sviluppate e a quanto il mondo accademico dell’architettura sia rimasto chiuso nelle accademie, senza riuscire a contribuire ad uno sviluppo urbano differente da quello che viviamo. Ho sempre la sensazione che tantissimi architetti si siano focalizzati soltanto su alcuni progetti di punta, senza relazionarsi al contorno, tante e troppe volte mi sembra di osservare rose in un deserto di palazzine senza anima. Dall’architettura, alle architetture.”

Entriamo nel vivo della sua storia e della sua arte.

Chi è Millo e come è nata la sua arte urbana
Sono conosciuto da tutti come Millo ma il mio nome è Francesco Camillo Giorgino nato a Mesagne una piccola città in provincia di Brindisi nel 1979.

A 18 anni mi sono trasferito a Pescara per studiare architettura e da allora è la mia seconda casa.

Ho sempre disegnato, sin da quando ero bambino per me il disegno è stata un’isola felice in cui rifugiarmi e con il passare degli anni questa passione ha preso il sopravvento sul resto. Ho iniziato gradualmente ad accantonare i miei lavori come architetto e a dedicare sempre più tempo all’arte, e così, piano piano, sono arrivato dove sono oggi.

L’arte urbana per me è stata una tappa inaspettata. Ho iniziato su supporti ben diversi dai muri, e devo ammettere che la prima volta che mi fu affidato un muro fu davvero incredibile, ma tutto nel suo fluire venne fuori semplice e ordinato, compresi allora che avrei potuto dedicarmi anche a questa cosa, che ero capace di rapportarmi a simili dimensioni e ad un simile impegno.

Ad oggi ho preso e prendo parte a festival di street art e ad eventi non governativi in tutto il mondo. Ho dipinto in America, in Cina, in Russia, in gran parte dell’America latina, in quasi tutta l’Europa fino all’ India la Thailandia, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Come nasce una tua opera, dall’ideazione alla realizzazione
Spesso quando vengo invitato a prendere parte ad eventi dedicati alla street art, già dai primi scambi di mail ho modo di visualizzare via foto la parete, successivamente cerco di informarmi sulla storia del quartiere che mi vedrà all’opera per creare qualcosa che possa connettersi al luogo.

Non è sempre possibile purtroppo arrivare sul posto e svolgere un sopralluogo, tante volte, mi viene chiesto di inviare delle bozze del disegno che vorrò realizzare in anticipo, ma quando è possibile, cerco di arrivare alcuni giorni prima della data di inizio lavori, osservare dal vivo la parete, il quartiere e la città per poi creare lo sketch su carta.

Perchè i soggetti sono dei bambini? C’è un particolare messaggio dietro a questa scelta?
All’interno delle mie opere si muovono gigantesche figure, per me umane che interagiscono tra di loro e con il contesto, c’è chi vede in loro bambini, chi semplici marionette, chi addirittura degli alieni, per me rappresentano la parte più pura di ognuno di noi, quella parte che molte volte abbiamo perduto o dimenticato.

Ogni opera porta con se un messaggio specifico, e anche i miei personaggi sono per me in definitiva un tramite con cui esprimere quello che voglio comunicare.

Il rapporto che hai con gli street artists contemporanei, chi stimi e chi reputi un “maestro” e chi hai conosciuto personalmente.
E ancora, a riguardo, un pensiero, una riflessione, sull’odierna scena di street art
Viaggiando molto ho avuto la possibilità di conoscere moltissimi miei colleghi, italiani e della scena internazionale. La street art negli ultimi 10 anni ha avuto una grandissima risonanza e credo in definitiva che stia modificando la percezione degli spazi cittadini.

In Italia che rapporto c’è a livello burocratico con la street art rispetto agli altri paesi del mondo? E in generale, ci sono maggiori difficoltà?
Cosa cambieresti?
In Italia la scena della street art è abbastanza attiva, ma è innegabile che la lentezza della nostra burocrazia ne condizioni la velocità.

Tuttavia ho notato negli anni un interesse crescente, i comuni italiani sono volenterosi nel voler creare nuovi musei a cielo aperto ed attivare processi virtuosi basati prevalentemente sulla volontà di cambiamento e sull’incremento della vivibilità degli spazi e del turismo. Bisognerebbe solo snellire le procedure, per rendere più semplice questo impegno.

Quando Millo osserva un suo murale, appena terminato, pensa…
Eh, Il primo pensiero è spesso” potrei aggiungere…” poi per fortuna ho capito che appena terminato il lavoro è meglio per me allontanarmi qualche ora e tornare ad osservarlo a mente e corpo lucidi.

Attualmente a cosa stai lavorando?
Sto lavorando alla creazione di alcune tele per  la mia prossima mostra personale che si terrà a Los Angeles presso la galleria Think Space nel mese di Maggio e poi spero di poter tornare a viaggiare e realizzare lavori in esterno!

Che musica ascolti mentre lavori?
Ultimamente, mi sto dedicando agli audio libri! Ma quando torno alla musica, solitamente è rock.

C’è una persona che vuoi ringraziare e che ti ha sostenuto nel tempo?
La mia compagna, che mi sopporta e mi supporta.

Che scopo hanno gli eventi a cui prendi parte? E quali sono quelli che ricordi con più emozione.
Gli eventi a cui sono solito prendere parte hanno quasi tutti la stessa volontà, quella di riqualificare tramite interventi artistici le aeree meno fortunate delle città.

Questa causa per me è molto in linea con la mia ricerca personale e anche con i miei stessi lavori.

Spessissimo sono invitato a disegnare su facciate cieche di palazzi ed è piuttosto evidente, in quei casi, come la nostra o più gergalmente la speculazione edilizia mondiale abbia creato scorci, a volte grandi come quartieri, visivamente aberranti. Per me disegnare in quei posti, su quei muri, non è solo realizzare qualcosa di bello che possa suscitare emozioni a chi lo osserva, è anche mettere in evidenza una lacuna strutturale, magari lasciare un monito per il futuro, e modificare la percezione di quello spazio.

Non ho eventi preferiti e in ogni luogo che ho visitato ho lasciato davvero un pezzo di me, di sicuro ci sono stati dei passaggi significativi nella mia carriera, come la realizzazione delle 13 opere murarie a Torino, nel quartiere Barriera di Milano per B.art arte in Barriera, i carceri in cui ho disegnato tra cui quello minorile a Kremenchuck nel centro dell’Ucraina con l’aiuto di Unicef, la realizzazione di un’opera muraria nella più grande slum dell’Asia a Mumbai e anche il muro più alto di tutta l’Asia a Shanghai.

Un messaggio necessario per il futuro, in questo particolare momento storico con una pandemia in corso, con un’immagine
Il cuore sopra tutto.
Lavoro realizzato durante la pandemia. Ho lanciato una raccolta fondi a favore dell’ospedale civile di Pescara, città nella quale vivo. In una settimana sono stati raccolti 22,000euro e il lavoro, realizzato in diretta social è stato donato all’ospedale ed è ora visibile nella struttura.

Ultima domanda: Millo è felice?
sì.

Grazie Millo, hai reso felice anche M’Arte.

 

Millo – Biography

“Italian artist Francesco Camillo Giorgino, known as Millo, paints large-scale murals that feature friendly inhabitants exploring their urban setting. He uses simple black and white lines with dashes of color when necessary, and often incorporates elements of architecture into his multi-story paintings.” C. Jobson, Colossal.

He took part to several street art festival and NGO art event all around world. He has been painting in USA, Russia, China, Australia, Thailand, Argentina, Chile, Morocco, Spain, Portugal, Uk, Netherland, Poland, Lithuania, Belarus, Ucraine and of course Italy.
His works have been exhibited in Los Angeles, Chicago, Berlin, London, Amsterdam, Milan, Rome, Florence and more.

In 2014 he won the B.Art competition that enabled him to paint 13 multi-story murals in the city of Turin (IT).

“Sometimes coyly surreal, other times borderline terrifying” K. Brooks, Huffington Post

Contact me here: info@millo.biz

web site: https://www.millo.biz/
facebook: https://www.facebook.com/millo27
instagram: https://www.instagram.com/_millo_/


"Less is more"…to get to the heart! Le architetture e il design di Stefano Liciotti

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Stefano Liciotti, classe 1991, è architetto, designer e fotografo. Il suo approccio con queste discipline è minimale, essenziale, non a caso, leitmotiv della sua arte è la citazione di Mies Van Der Rohe: “Less is more”. Togliere dunque per risalire all’essenza, alla vera natura delle cose, alla materia, arrivare al cuore, ritornare all’artigianalità, a un’attenzione intelligente  verso le architetture che ci circondano, siano esse umane o no. E’ importante recuperare questo rapporto profondo, fare un passo indietro, per ‘salvare’ il presente e costruire un futuro migliore.
Il suo progetto “Covid digital memorial” è un’opera testimonianza potente del presente (questi 2020/2021 che ci sfidano con la dura pandemia in corso). Come egli stesso scrive: “Il senso di reclusione, che al tempo stesso è simbolo di resistenza e speranza, si tramuta in una struttura concepita come edificio mistico-sacrale…

Ecco alcune domande che ci aiutano a conoscerlo meglio.

Architetto, designer, fotografo. Quale fra le tue arti ti appassiona ed emoziona di più
Fra le varie arti citate sicuramente quella più mia è quella del designer perchè in esso racchiudono molteplici possibilità di espressione creativa in campi anche molto diversi tra loro.

Il progetto che sogni di realizzare è…
Il progetto che sogno di realizzare è l’apertura di un mio studio creativo dove le varie arti si possano contaminare.

Un pensiero, una riflessione, sull’architettura contemporanea
L’architettura contemporanea oggi è un mondo vastissimo e complesso costituito da star e artigiani, io preferisco i secondi

Il tuo architetto di riferimento
Un architetto di riferimento per me è sicuramente l’Arch. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, sconosciuta ai più.

Cosa vuole fare Stefano Liciotti da grande?
Da grande vorrei poter utilizzare le mie capacità per necessità concrete e grazie ad esse scoprire il mondo e tutte le sue culture.

Che cambiamenti immagini, sogni, auspichi o temi per il tempo che verrà?
Auspico che ci sia un ritorno alla dimensione familiare della vita e artigianale del lavoro nel rispetto dell’ambiente per il futuro di tutti e di quelli che verranno dopo di noi. Temo che sarà difficile realizzare tale auspicio e che verranno periodi anche peggiori di quello attuale.

Il covid digital memorial, un’opera che racconta il presente. Parlacene
L’illustrazione nasce dalla voglia di esternare quel sentimento di reclusione che tutti noi stiamo provando in questo periodo difficile. Il senso di reclusione, che al tempo stesso è simbolo di resistenza e speranza, si tramuta in una struttura concepita come edificio mistico-sacrale inserito in un contesto particolare, una situazione tra reale e virtuale dove le due compagini del mondo contemporaneo si sono ormai date il cambio.
Da Architetto l’approccio è quello progettuale con il quale dare vita ad un luogo non-luogo che potrebbe anche essere materiale ma in realtà è solo digitale.
Come si può notare nell’immagine, la struttura principale in vetro è scandita da un ipotetico infisso di protezione che ricorda le recenti norme sul distanziamento sociale.
Le vetrate stesse riportano all’ormai consueta visione giornaliera del mondo attraverso la propria finestra, dal quale ammiriamo con malinconia qualcosa che ormai percepiamo come distante. La struttura vetrata permette di percepire ma anche di mantenere un filtro quasi protettivo dalla forma umana contenuta all’interno del volume.
Questa struttura centrale pulita e fortemente simmetrica si impone con forza, la sensazione viene rimarcata dallo specchio d’acqua che la cinge in un ipotetico fossato.
Il percorso del visitatore virtuale è unico, l’osservatore può ammirare una figura non definita di un uomo che tende un abbraccio al prossimo ma il tutto è velato dallo schermo del vetro opaco che non permette di definire con precisione la figura perché in questo momento più che mai ogni uomo ha riscoperto di essere, pur nelle diversità di sesso religione ed etnia, uguale all’altro.
La figura umana all’interno dell’oggetto vetrato è indefinita, ha le sembianze di una persona senza che sia identificabile. L’abbraccio stesso è multidirezionale, si riferisce all’uomo come alla natura, al mondo tutto che adesso ci manca più che mai.
L’illustrazione è stata concepita con l’idea che questo momento di difficoltà e dolore verrà superato, con la speranza che però non sarà dimenticato.
Il pensiero è quindi al domani ma si pone come obiettivo la memoria dell’oggi.
Il mondo digitale è divenuto quello reale e viceversa, c’è bisogno di portare la dimensione del ricordo anche nella frenesia del mondo virtuale.
L’immagine, quasi metafisica, cerca di muovere un sentimento reale nello spettatore che la osserva e riflette sulle sensazioni che sta provando in questo momento di reclusione.
L’importanza e la consapevolezza di ricordare la tragedia sono lo scopo finale.
Il dolore e il riconoscimento di quello che è cambiato in noi sono sentimenti importanti per superare qualcosa che ci ha turbato e per questo fine occorre ricordare.
I luoghi della memoria, oggi come ieri, reali o virtuali, sono e saranno sempre importanti, fondamentali.

Grazie Stefano! E che la tua sensibilità e intelligenza contribuiscano a “quel piccolo, grande, cambiamento” che verrà.

 

Stefano Liciotti_ biografia
Stefano Liciotti, nato a Fermo, classe 1991, si laurea in Architettura Magistrale presso l’Università di Camerino, si trasferisce a Bologna dove collabora con diversi studi di Architettura e Design. Come Architetto la sua ricerca personale gravita intorno ai temi del riuso del patrimonio edilizio esistente e dell’architettura sostenibile.Si interessa di arte, grafica e fotografia, discipline che utilizza nelle sue realizzazioni che spaziano dal fotoinserimento ad elaborazioni 3d più complesse.

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https://stefanoliciotti.wixsite.com/stefanoliciotti