I colori della natura nelle sintesi minimali di Hirotsugu Aisu

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Hirotsugu è gentile, timido, discreto, educatissimo. E’ una persona squisita, come i sushi che prepara con maestrìa ma è anche, e soprattutto, un artista sensibile, colto e attento. Hiro ti racconta le cose con entusiasmo e con modestia. Ho avuto il piacere di conoscerlo durante una una vacanza in Sicilia, a casa di amici (Grazie Giuly e Cri!).
Dopo aver apprezzato la sua cucina, mi sono imbattuta nella sua arte e sono rimasta piacevolmente incuriosita e stordita. Una sintesi che riduce la natura a una palette di colori che diviene grafica, opera astratta.  Unisce oriente (bellezza, minimalismo, spiritualità) e occidente (scelta dei soggetti e dei materiali: paesaggi principalmente italiani, carta artigianale amalfitana).
Ve lo faccio conoscere.
Da dove vieni e dove vivi?
Vengo dal Giappone, da Yokohama. Ora vivo ad Aversa, in Campania.
Sono figlio di un orafo artigiano e sono cresciuto nel suo laboratorio. Per me “creare” è naturale come “parlare (o forse di più).
Dopo la morte di mio padre, (avevo 10 anni), mi sono allontanato dall’arte e ho scelto il mestiere di cuoco.
Sono arrivato in Italia per lavorare come sushi-chef 13 anni fa.

Da dove nasce la tua arte…

Vedendo tante opere d’arte di importanza mondiale ho scoperto, in me, la passione per l’arte.
Volevo realizzare un’opera che unisse bellezza e filosofia di Italia e Giappone. Grazie alla mia vita in Italia, ho acquisito pian piano la cultura italiana. Ora direi che sono ibrido, un “italogiapponese” hahaha
E’ tramite le mie opere, che vorrei farvi conoscere, quasi come uno scambio, la bellezza e lo spirito del Giappone.

Che tecnica usi?
Ho iniziato a produrre opere d’arte usando Coding, Glitch, Modellazione 3d, quando studiavo all’accademia di belle arti, al corso di nuove tecnologie di arte. Negli ultimi anni mi sto concentrando anche sulla tecnica degli “origami”. Per i prossimi progetti, invece, sono previste anche scultura e serigrafia.

Cosa vuole fare Hiro da grande e qual è il sogno?
Voglio cambiare questo mondo! così è un po’ esagerato? Vorrei contribuire a cambiare questo mondo pieno di egoismo, consumismo, materialismo.
Vorrei trovare una base, che diventi un luogo di unione e condivisione, per scambiarsi idee, appunto, per migliorare questo mondo tramite l’arte, la musica e il cibo…degli “eco art villages”.
Immagino una casa di pietra antica affianco a una tipica casa di legno giapponese (si può smontare e si può portare qui!), con un orto naturale (viene da un’idea giapponese).

Parlaci delle tue opere

Serie: Colour of…
Noi essere umani moderni siamo attaccati (ossessionati) alla forma (materia) e non guardiamo l’essenziale. La materia non ha colori. I colori che vediamo sono la reazione del nervo cerebrale alle varie frequenze di riflessione di luce solare emanata dalla materia.

Serie: Dimension
Tecnica: Origami, Carta amalfitana
E’ il mio primo progetto pubblicato, realizzato manualmente e usando l’unica carta italiana artigianale. E’ ispirato al “mito della caverna” di Platone.
Se guardiamo tutti la stessa cosa, la pensiamo in modo diverso… che sia bene o male, bella o brutta, ecc… 
E come al solito, viviamo e guardiamo il mondo modo dalla dimensione dal “basso”. 
Se potessimo vivere e guardare da una dimensione “alta”, questo mondo sarebbe migliore.
Noi giapponesi ogni tanto facciamo un mazzo di mille origami di gru per pregare per il bene e la salute degli altri, oppure perchè desideriamo la pace di mondo.
Io prego e desidero un mondo migliore mentre piego questa opera.

 

Grazie Hiro! 


Design is a God Idea! L'Emigre di Zuzana Licko

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Icona indiscutibile del font type e del graphic design, fonda col marito Rudy VanderLans nel 1984, la società di design Emigre Graphics. Da questa la famosa rivista autoprodotta Emigre,
nota per aver adottato i primi layout digitali sperimentando l’uso del Macintosh. Sul magazine la pubblicazione anche della casa di font, Emigre Type Font, uno dei primissimi caratteri tipografici digitali, che riscuote subito successo, ma anche critiche da parte dei più conservatori perchè rompe con la grafica tradizionale. Emigre va avanti e riceve, nel 1997, il più alto riconoscimento a cui poteva aspirare: la medaglia d’oro dell’American Institute of Graphic Arts. Facendo un balzo fino al 2011, cinque caratteri tipografici digitali della Emigre Type Library sono stati acquisiti dal MoMA di New York per la loro collezione di design e architettura. Applausi e gratudine!
https://www.emigre.com/