La donna liberata nelle opere di Yseult Digan

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Nata a Chateauroux, in Francia, classe 1975, Yseult Digan è stata nominata artista residente al Centre Pompidou all’interno del progetto Situ, presente anche al Grand Palais e alla Fondazione Cartier.

Le opere di YZ  hanno accelerato in me quel processo che dalla visione porta all’emozione*…

*/e·mo·zió·ne/ sostantivo femminile
Stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta dall’organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l’equilibrio;

…e fa precipitare direttamente le cose dalla vista a una corsia di emergenza che le porta dritte al cuore. 

Il valore aggiunto che le rende così auliche, eteree, poetiche ma anche forti, oltre ai soggetti rappresentati, è la tecnica: usa inchiostro indiano dipinto su carta di seta, spesso su una vernice marrone naturale. YZ ricicla anche materiali trovati per strada: metallo, legno, zinco, ardesia, mattoni… Mescolando, con un notevole impatto finale, la street art con la scultura, l’illustrazione con la pittura.

Soggetto predominante delle narrazioni è la donna, una donna liberata dagli stereotipi di un tempo, come possiamo ammirare nel progetto Women from Another Century, che trova ispirazione nelle fotografie anni 20.
Inno al potere femminile Amazone, una serie di poster dedicati ai guerrieri senegalesi addestrati a combattere i francesi nella prima guerra franco-dahomea. Qui l’antico tema delle amazzoni, risulta completamente rinnovato da YZ, che parte dal Senegal per ricercarne le origini e decostruirne gli stereotipi.

YZ Una donna, una artista, una gloriosa guerriera!

Non ci resta che ammirare la sua arte e applaudire con battiti cardiaci.

web site: http://yzart.fr/


I colori della natura nelle sintesi minimali di Hirotsugu Aisu

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Hirotsugu è gentile, timido, discreto, educatissimo. E’ una persona squisita, come i sushi che prepara con maestrìa ma è anche, e soprattutto, un artista sensibile, colto e attento. Hiro ti racconta le cose con entusiasmo e con modestia. Ho avuto il piacere di conoscerlo durante una una vacanza in Sicilia, a casa di amici (Grazie Giuly e Cri!).
Dopo aver apprezzato la sua cucina, mi sono imbattuta nella sua arte e sono rimasta piacevolmente incuriosita e stordita. Una sintesi che riduce la natura a una palette di colori che diviene grafica, opera astratta.  Unisce oriente (bellezza, minimalismo, spiritualità) e occidente (scelta dei soggetti e dei materiali: paesaggi principalmente italiani, carta artigianale amalfitana).
Ve lo faccio conoscere.
Da dove vieni e dove vivi?
Vengo dal Giappone, da Yokohama. Ora vivo ad Aversa, in Campania.
Sono figlio di un orafo artigiano e sono cresciuto nel suo laboratorio. Per me “creare” è naturale come “parlare (o forse di più).
Dopo la morte di mio padre, (avevo 10 anni), mi sono allontanato dall’arte e ho scelto il mestiere di cuoco.
Sono arrivato in Italia per lavorare come sushi-chef 13 anni fa.

Da dove nasce la tua arte…

Vedendo tante opere d’arte di importanza mondiale ho scoperto, in me, la passione per l’arte.
Volevo realizzare un’opera che unisse bellezza e filosofia di Italia e Giappone. Grazie alla mia vita in Italia, ho acquisito pian piano la cultura italiana. Ora direi che sono ibrido, un “italogiapponese” hahaha
E’ tramite le mie opere, che vorrei farvi conoscere, quasi come uno scambio, la bellezza e lo spirito del Giappone.

Che tecnica usi?
Ho iniziato a produrre opere d’arte usando Coding, Glitch, Modellazione 3d, quando studiavo all’accademia di belle arti, al corso di nuove tecnologie di arte. Negli ultimi anni mi sto concentrando anche sulla tecnica degli “origami”. Per i prossimi progetti, invece, sono previste anche scultura e serigrafia.

Cosa vuole fare Hiro da grande e qual è il sogno?
Voglio cambiare questo mondo! così è un po’ esagerato? Vorrei contribuire a cambiare questo mondo pieno di egoismo, consumismo, materialismo.
Vorrei trovare una base, che diventi un luogo di unione e condivisione, per scambiarsi idee, appunto, per migliorare questo mondo tramite l’arte, la musica e il cibo…degli “eco art villages”.
Immagino una casa di pietra antica affianco a una tipica casa di legno giapponese (si può smontare e si può portare qui!), con un orto naturale (viene da un’idea giapponese).

Parlaci delle tue opere

Serie: Colour of…
Noi essere umani moderni siamo attaccati (ossessionati) alla forma (materia) e non guardiamo l’essenziale. La materia non ha colori. I colori che vediamo sono la reazione del nervo cerebrale alle varie frequenze di riflessione di luce solare emanata dalla materia.

Serie: Dimension
Tecnica: Origami, Carta amalfitana
E’ il mio primo progetto pubblicato, realizzato manualmente e usando l’unica carta italiana artigianale. E’ ispirato al “mito della caverna” di Platone.
Se guardiamo tutti la stessa cosa, la pensiamo in modo diverso… che sia bene o male, bella o brutta, ecc… 
E come al solito, viviamo e guardiamo il mondo modo dalla dimensione dal “basso”. 
Se potessimo vivere e guardare da una dimensione “alta”, questo mondo sarebbe migliore.
Noi giapponesi ogni tanto facciamo un mazzo di mille origami di gru per pregare per il bene e la salute degli altri, oppure perchè desideriamo la pace di mondo.
Io prego e desidero un mondo migliore mentre piego questa opera.

 

Grazie Hiro! 


La natura aurea di Michele Guido

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“La geometria non è la scienza della figura, ma la scienza dello spazio. Fare geometria significa studiare lo spazio. Lo spazio è come una struttura, un ordine di situazioni, dove per situazioni s’intende una relazione tra oggetti. Un punto non è altro che un oggetto, e la relazione tra un punto ed un altro, non è altro che la distanza tra punti”.
G. W. Von Leibniz

E’ difficile scrivere di Michele Guido senza avere l’ orgoglio e l’ammirazione di chi lo ha visto in qualche modo “formarsi”. Eravamo compagni di classe alla Scuola d’arte, oltre che amici, e Michele aveva sempre avuto, fin da allora, una sensibilità smisurata oltre che una notevole capacità di “esecuzione perfetta”. La materia in cui spiccava si chiamava “plastica”, sviluppo di oggetti e forme in 2d, poi realizzati in 3d col cartoncino. La sua precisione rendeva i lavori quasi alieni, così perfetti che non sembravano realizzati dalle mani di un umano. E il suo percorso di studi e ricerca, i traguardi raggiunti oggi, che lo vedono artista maturo e apprezzato, hanno confermato la sua predisposizione, la sua passione, la sua delicata intuizione nell’osservare la natura, studiandola accuratamente, per poi frammentarla in forme geometriche, a volte dilatando lo spazio e innescando plurime possibilità di intervento, (la trasformazione dello stesso da tridimensionale a bidimensionale e viceversa, per esempio), seguendo regole auree. Nulla al caso, anche gli elementi naturali hanno ordine, regole e schemi. Li seziona, li studia, li destruttura e li ridà alla natura stessa sotto forma di opera d’arte. Natura e architettura si sposano in un dialogo costante, che le avvicina e le fa vivere in armonica e poetica simbiosi, seppur su piani visuali differenti. Scienza, sensibilità, precisione, genio. Rinascimento e canoni classici, natura e architettura, spazio reale e spazio immaginato, al servizio di fotografia, scultura e disegno e dell’intelletto acuto di Michele Guido. Osservo le sue opere e sorrido con profonda ammirazione, mirando le Divinae Proportioni.

 

Michele Guido _biografia

Michele Guido (Aradeo, Le – 1976); vive e lavora a Milano.
Nel 1997 si trasferisce a Milano per studiare presso l’AABB di Brera, si diploma nel 2002 e dopo frequenta il master in Landscape Design; durante gli studi, nel 1999 viene selezionato per una residenza/studio presso il Centro T.A.M. diretto da Eliseo Mattiacci. Dal 2001 al 2007, ha uno studio presso la Casa degli Artisti di Milano, dove organizza con J. de Sanna e H. Nagasawa: “Discussione Aperta: il Concetto di MA”, che nel mondo orientale indica un passaggio, un intervallo di spazio-tempo. Questi elementi incidono in modo decisivo sulla genesi del suo lavoro; da qui deriva la sezione degli elementi vegetali, la stratificazione del disegno per ricavare l’elemento modulare che appartiene all’impianto genetico delle piante.
Le indagini multidisciplinari si sviluppano con progetti più complessi denominati “garden project” basati sulle analogie formali fra il mondo vegetale e la ricerca scientifica, l’origine geografica delle piante ed il rapporto con la cultura di quei luoghi, la biodiversità, ecc.
I suoi progetti sono stati esposti in diversi luoghi pubblici e privati: Fond. Biscozzi-Rimbaud, Lecce | PAV Parco Arte Vivente, Torino | Palazzo Oneto, Palermo, Manifesta12 collateral | Palazzo Borromeo, Milano | Fond. Merz, Torino, Meteorite in Giardino 10 | ZonaMacoSur, Città del Messico | Palazzo Comi, Gagliano del Capo (Le) | Museo Camusac, Cassino | FAR, Rimini, Biennale del disegno | Museo Carlo Zauli | Museo MIC Faenza | Lia Rumma Gallery, Napoli | Fond. Plart, Napoli | Accademia di San Luca, Roma. Tra le personali nella Z2O Sara Zanin Gallery di Roma il tesoro di atreo garden project _2015 insieme a Hidetoshi Nagasawa.
I premi più significativi: Anna Morettini Prize | Premio Rotary Brera Christian Marinotti | Premio per la Scultura dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro | Tra le residenze: Work, Casa degli Artisti, Milano | Grand tour en Italie, M12 collateral | Umana Natura con H. Nagasawa | Made in Filandia.

instagram: @micheleguido_


La scultura iperrealista di Giovanni Da Monreale è necessaria.

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Una mattina uscendo da casa, fui colpita da questa sagoma di bambino, fuori la scuola adiacente casa mia, immobile, appoggiato al muro, con lo sguardo fisso sul suo videogioco, che teneva nelle mani rigide, come un corpo morto e congelato, col cappuccio della felpa sulla testa. Sobbalzai impaurita, come quando qualcuno ti spaventa alle spalle. Che ci fa un bambino là, solo, immobile, rigido?
Passando davanti scoprii che era una statua. Rimasi a fissarla scossa e pensierosa. Una scultura che aveva reso, in reazione provocata, il grande e grave effetto, dato dall’uso smodato della tecnologia sui bambini.
La statua scultura, installazione site specific, si chiamava Otto, rappresentava un bambino di 8 anni, immerso e gelato dal trasporto digitale. Donata dall’artista Giovanni Da Monreale, alle scuole Federzoni, site in via Antonio Di Vincenzo 11 a Bologna, per sensibilizzare al tema.

In quel periodo, era il 2017, lavoravo a una mia ricerca per il magazine ZoomOnfashionTrends, dal titolo “Anonymous”.
“Otto” di Giovanni Da Monreale, corrispondeva esattamente a quello che stavo cercando e sintetizzava, in forma di statua, il tema da me affrontato. Entità anonime, inglobate, inghiottite dalla rete, nulla e dissolvimento, corpo come sagoma vacante, totale annullamento dell’identità. Sculture che rappresentano bambini e ragazzi, in scala 1:1, immersi nel loro videogiochi o smartphone. Contattai subito Giovanni e ci incontrammo a Bologna, proprio davanti allo sguardo vitreo di Otto. Giovanni è una persona cordiale e disponibile, semplice, gentile, oltre che un grande artista/scultore dalla sensibilità sopraffina e dall’acuta intelligenza.
Mi parlò dei suoi progetti, delle statue imbrattate (successe anche a Otto), del grande lavoro che faceva per tornare a ripulirle con fatica e dedizione, del suo tour in varie città d’Italia per installare le sue sculture in vetroresina o cemento, davanti alle fermate degli autobus, alle scuole, nei parchi. Poi un invito nel suo laboratorio in Toscana, a Pietrasanta (Lucca), per farmi conoscere tutto il processo creativo e di lavorazione, una gita che spero di poter fare in un tempo non troppo lontano. Un lavoro straordinario. Un iperrealismo che scuote, che con inganno ottico, costringe il passante prima alla sosta, poi all’osservazione e infine alla riflessione.
Il lavoro di Giovanni mi ricorda quello di Mark Jenkins, americano, classe 1970, anch’esso urban artist contemporaneo di grande impatto. Entrambi vogliono “coinvolgere” e “destabilizzare”, farci aprire gli occhi per permetterci di mettere ordine tra reale e irreale, strappandoci all’indifferenza, urlando col silenzio di una statua o di un’installazione. E come potrei non provare profonda ammirazione per un’arte che scuote gli animi, che interviene e si insinua nel tessuto urbano per dare un messaggio sociale, necessario.

http://www.giovannidamonreale.com/